Serena's profile"Quasi triste, come i fi...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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April 16 Video Lol!Per la serie "video shock", Smile di Lily Allen, nella lingua dei SIMS rifatto dalla EA Games!
C A P O L A V O R O!
Inserisco anche il video originale! =P Che è troppo lol!
April 14 L'UNICO UOMO DELLA MIA VITA!*_*
Non mi era mai successo di schizzopartirecosì per un artista! MIKAAAAAAA MANIAAAAAAA! Lo adorooooooo, gli salterei addossoooooo....ma guardate quant'è bello!!!! NON E' UN AMORE?!? "That is my confession... I STOLE JEWELERY!"
April 12 Analisi del testo "Addio" di Francesco GucciniAddio “Addio” è il nome dell’ultimo brano che chiude l’album “Stagioni” di Francesco Guccini, inciso nell’anno duemila. L’autore ha deciso di utilizzare le prime strofe di questa canzone, anche come introduzione dell’intero CD. Tuttavia mi occuperò di studiare l’analisi del testo. La prima cosa che ci cattura l’attenzione è sicuramente il titolo. Addio, ma addio a cosa? Addio è come un testamento; un testamento piuttosto particolare dato che l’autore non lo scrive con l’intenzione di lasciare qualcosa, ma con la speranza di eliminare tutti quei particolari che rendono la società moderna falsa e inaccettabile. Iniziando a scorrere lo sguardo sul testo notiamo palesemente che il tema principale è una critica esplicita verso la società. Guccini si serve di due metodi che si rifanno ad autori di fama storica, vale a dire: - L’Invettiva riconducibile a Dante; - L’Ironia riconducibile a Parini.
Nell'anno '99 di nostra vita
Inizia marcando innanzi tutto la data, l’anno ’99 è il chiaro segno di un passaggio di secolo, e quindi è viva la speranza che qualcosa possa veramente cambiare. Continua poi con la sua presentazione, Guccini si mostra come un “eterno studente” poiché la sua materia di studio è proprio la vita, e come ben si sa…da quest’ultima non si smette mai d’imparare. S’immedesima in varie figure contrastanti e termina questo primo passaggio con un segno di vergogna verso il suo mondo, il mondo dei cantautori, distinguendosi da quella massa di “autori” di brani sciatti e privi di senso che creano la cosiddetta “musica commerciale”, ovvero il cui fine non è più quello di esprimere un emozione, o di trasmettere le proprie idee mettendole in musica, bensì quello di arricchirsi sfruttando l’ignoranza della popolazione, per la maggior parte giovane.
Incontriamo il primo segno di “invettiva dantesca” e i primi accenni alla critica del mondo della televisione e della politica, elementi protagonisti di ogni tipo di notizia, gossip o altro. Oramai questi due universi sono strettamente e tristemente connessi, la figura di showman e quella di politico sono perfettamente congruenti.
che squittiscono ad ogni ora un nuovo "vero" Qui invece, si fa spazio fra le righe la tipica “ironia
pariniana”, difatti Guccini utilizza un atteggiamento celebrativo ed esaltativo: “e ad ogni impresa di questo secolo
trionfante”, il secolo in cui contano solo le mode e le apparenze, i
tentativi falliti di coloro che cercano di essere ciò che non sono, la misera
vita di quelli che si annullano per far parte di una futile ed ipocrita
società, i piccoli gruppetti di persone che riescono a manovrare il Mondo con
le loro inutili certezze. Termina con uno scatto morale accusando chi “dimentica o ignora l'umiltà...” una
virtù in via d’estinzione. Io, figlio d'una casalinga e di un impiegato, Notiamo un cambiamento di tono, più simile all’introduzione, infatti questa è una specie di “continuazione” riferita alla precedente presentazione. Qui espone la sua storia, la storia di una persona semplice che si sente sempre forte nelle sue radici, descrive paesaggi e sensazioni considerati ormai “antiquati e fuori moda” ma che in fondo si rivelano un tesoro poiché possiedono quella “civiltà e umanità” che si è rarefatta nel mondo moderno.
L’andamento della canzone è ormai palesemente altalenante e l’autore si giostra tra strofe d’accusa, colme di rabbia e risentimento, che si alternano a strofe biografiche, intrise di umiltà e malinconia. In queste righe l’accusa è forte contro il conformismo e contro quelli che non osano prendere parte, dichiarandosi “neutri”, questi inutili individui che rendono vane tutte le lotte per i propri ideali. Troviamo ancora riferimenti a tangentopoli, vallettopoli e tutta la spazzatura che inquina i tempi moderni e l’amara consapevolezza che, l’unica cosa in cui possono sperare le persone a cui è rimasto un briciolo di buonsenso è la sorte.
Arriviamo così malinconicamente al congedo, la sua firma finale. A questo punto anche il suo grido di ribellione inizia ad affievolirsi, ma in lui è viva la speranza che queste parole possano essere efficaci e che l’idea di accompagnarle alla musica non metta in dubbio la sua serietà. Ammette sì di essere colpito da un “vizio antico”, quello della denuncia e della replica contro ciò che è ingiusto e con ultime e sussurrate parole si rivolge a noi, rivelando il vero destinatario dei suoi versi: L’Ascoltatore. L’ascoltatore che coglie il suo messaggio con finta approvazione, che si mostra interessato ma dimenticherà la sua protesta in una manciata di ore, l’ascoltatore che in fondo è come lui, l’ascoltatore che si rivela anche…suo amico.
Vorrei terminare invitando tutti a prendere esempio da colui che mi ha assegnato questo compito, poiché mi ha insegnato che a volte un semplice testo di una canzone può essere più chiaro e diretto di un quotidiano, un telegiornale o una manifestazione. Grazie.
Serena Bertozzi April 10 Momenti di follia!Ecco...adesso dovete sapere che appena finisco un doppiaggio il mio
cervello decide di andarsene a fare una passeggiata in Burundi. E per questo motivo che poi mi vengono in mente certe idee... e vi prego di scusarmi se posso crearvi qualche tipo di trauma o altro. XD Gomen ne! Ringrazio Kare per l'idea di base!XD |
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